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Origine della vita, teorie ed ipotesi
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aquestoindirizzo
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MessaggioInviato: Mar 17/06/2008 - 15:25    Oggetto: Rispondi citando

Non c'è nessun problema.
Ciao.
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Rain
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Registrato: Jun 09, 2008
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MessaggioInviato: Mar 17/06/2008 - 17:37    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
si respira una certa dose di pregiudizio nei confronti di chi poneva le domande(1), del pubblico presente(2) e anche nei confronti di Catalano(3).

Abbiamo sbagliato in qualcosa?


Sì, nel cercare di distorcere o ignorare i progressi scientifici degli ultimi 150 anni. Il tuo professore, mi spiace che tu non te ne sia reso conto da solo, con le sue arringhe stracolme di fraintendimenti (sempre che gli si voglia concedere il beneficio dell'ignoranza anziché l'aggravante della malafede) ha insultato una vasta collezione di materie, fra cui spiccano fisica, biologia, geologia, cosmologia, chimica, matematica, senza dimenticare la povera logica.

Tutti gli esempi più rilevanti nelle varie materie sono stati citati a varie riprese da Spirito e da me. Per gentilezza di Spirito sono stati postati anche vari link attendibili, ma nessuno è tenuto a crederci sulla parola: basta aprire i libri delle materie in questione o consultare degli esperti qualificati nei rispettivi campi, per vedere il totale contrasto che c'è fra le acquisizioni scientifiche e le affermazioni del prof.

Quindi per favore, adesso basta. Anche tu, Indirizzo, abbi un po' di dignità e piantala di fare la vittima: non ti crede nessuno.
Dovrebbe esserti chiaro ormai.
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MessaggioInviato: Mar 17/06/2008 - 19:19    Oggetto: Rispondi citando

Va bene!
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Andrea
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Registrato: Feb 05, 2006
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MessaggioInviato: Mar 17/06/2008 - 22:44    Oggetto: Rispondi citando

Ovviamente il presente 3d rimane aperto alle eventuali repliche del professore.

Saluti
Andrea
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“Quando ti interrogano curiosi domandando come sia la luna, alle loro domande offri il silenzio, il silenzio e un dito che indica la luna”. Per contattarmi: andrea@animelibere.net
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Andrea
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MessaggioInviato: Mar 17/06/2008 - 23:36    Oggetto: Rispondi citando

Proseguendo vi riporto un interessante articolo pibblicato su "le scienze" che conferma quanto ho esposto precedentemente in merito al fatto che ogni tesi "creazionista" esula dalla scienza. Vorrei che vi soffermaste sulla frase evidenziata e mi chiedo come possa un fisico non essere d'accordo con essa:

Creazione ed Evoluzione: chi ha paura di Darwin?
Alver Drudi Biologia


Torna di attualità il dibattito su Evoluzione e creazione e la scienza si trova coinvolta in una discussione dal carattere spesso più ideologico e politico che scientifico.

Da questa discussione però gli scienziati non possono ritrarsi perché il rischio è che passino nell'opinione pubblica versioni deformate di quello che la scienza afferma su origine ed Evoluzione della vita e questo con risvolti pratici immediati e preoccupanti.


Immagine - 1 - Charles Darwin (1809-1882).

Negli Stati Uniti si discute se Darwin debba essere insegnato nelle scuole pubbliche e se le "teorie" reazioniste debbano essere presentate sullo stesso piano della teoria dell'Evoluzione.

Qualcosa di analogo è successo in Italia per iniziativa della ministra Moratti e tra smentite e dietrofront il caso non si è ancora chiuso (articolo Micromega [4]).

I biologi non sono affatto divisi sulla sostanza della teoria dell'Evoluzione
.

Le specie viventi sono il frutto di una lunga storia e non sono state "create" una volta per tutte.

L'uomo, il gatto, le libellule o i leoni un tempo non esistevano e al loro posto sulla Terra circolavano specie la cui esistenza ci è stata tramandata solo attraverso i fossili.

Tutto questo è avvenuto e avviene attraverso il meccanismo dell'Evoluzione per mutazione e selezione, cioè, semplificando, attraverso la selezione di geni utili alla sopravvivenza.

Quando Darwin pubblicò nel 1858 "Le origini delle specie" fondò la sua teoria esclusivamente sull'osservazione di fenomeni macroscopici, fornendo un quadro interpretativo che spiegava in modo efficace le osservazioni dei naturalisti.

In effetti non solo la biologia molecolare ancora non esisteva, ma rimanevano oscuri anche i meccanismi attraverso cui i caratteri erano trasmessi da una generazione alla successiva: lo stesso fondamentale lavoro di Mendel, fondatore della genetica, fu pubblicato nel 1866 e divenne noto nella comunità scientifica solo trent'anni dopo.

Oggi i geni possiamo "vederli", si è conclusa la mappatura del genoma umano e le modalità attraverso cui i caratteri delle specie sono trasferiti da una generazione ad un'altra sono stati studiati e compresi molto bene.

Sappiamo inoltre che molti geni sono condivisi da ogni forma di vita conosciuta, comprese parti di genoma non utilizzate e ridondanti: una prova schiacciante della comune origine di tutti i viventi.

Rispetto ai contemporanei di Darwin possiamo poi contare su una messe sterminata di testimonianze fossili che, grazie ad affidabili metodi di datazione, possiamo collocare nel tempo con sicurezza.

L'Evoluzione delle specie è un fatto condiviso dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica, non è un atto di fede né una filosofia, è una teoria scientifica consolidata.

Una minoranza di biologi ed alcuni scienziati non biologi negano il carattere totalmente naturale dei fenomeni evolutivi
Una piccola minoranza di biologi ed alcuni scienziati non biologi, pur condividendo il quadro generale appena delineato, negano la natura totalmente "naturale" dei fenomeni evolutivi e, in particolare, del processo che ha portato alla comparsa della vita e dell'Uomo, sostengono cioè che per spiegare la vita servono leggi ad hoc (fatto che si configura come una critica al metodo scientifico in quanto tale).

Critica all’evoluzionismo
Dire infatti che qualcosa di diverso dal caso, cioè dalle leggi fisiche dell'universo, interviene o è intervenuto nei fenomeni biologici significa negare la possibilità stessa di una spiegazione naturalistica della vita, possibilità che è la premessa di qualsiasi ricerca scientifica.

Se si fa questo non si fa più scienza ma qualcos'altro.


I più noti critici dell'evoluzionismo sono il biochimico Michael Behe e il matematico William Dembski.

La teoria del progetto intelligente
Entrambi sono scienziati di fama e le loro obiezioni sono presentate come interne alla scienza.

Behe divenne noto al grande pubblico dopo la pubblicazione nel 1998 del libro "Darwin's black box" in cui delinea quella che chiama la teoria del "progetto intelligente" ("intelligent design").

La tesi del libro è che alcune caratteristiche del vivente non possono essere il frutto di una selezione casuale ma si spiegano solo come il risultato di un progetto concepito da un essere intelligente.

In un'intervista al quotidiano Avvenire Behe afferma:
"La ricerca ha provato che il fondamento della vita, la cellula, è gestita da una complessa e sofisticata macchina molecolare. Ci sono, letteralmente, piccoli camion e piccoli autobus molecolari che lavorano nella cellula e piccoli motori fuoribordo che le permettono di muoversi. Di tali aspetti si dà un migliore resoconto considerandoli prodotto di un progetto piuttosto che del caso e della selezione naturale".

La posizione di Demski, espressa nel libro "The Design Inference", consiste nel sostenere che la probabilità che venissero scelte per selezione naturale (e quindi casuale) tra le sterminate combinazioni della chimica le pochissime molecole adatte alla nascita della vita è praticamente nulla.

Tale affermazione non tiene in debito conto il fatto che il processo di selezione naturale ha avuto a disposizione un tempo lunghissimo, talmente lungo da essere difficile da immaginare e un immenso laboratorio costituito dalla Terra intera.

Affermazioni equivalenti potrebbero essere fatte in relazione a tanti aspetti della natura.

Il ruolo dei biologi
L'universo fisico nel suo complesso o alcuni dettagli della fisica delle particelle possono apparire come un "miracolo" ma affermare, ad esempio, che la materia è stabile perché questo rientra in un "progetto intelligente" non è una spiegazione scientifica: i biologi devono spiegare le tappe attraverso cui il fenomeno naturale della vita ha avuto origine e si è evoluto per come lo conosciamo e possiamo studiarlo e non affermare che la comparsa della vita sulla Terra è impossibile senza invocare un intervento esterno!

La teoria dell'Evoluzione e in generale una biologia genuinamente naturalistica sono in contrasto con le religioni?
La risposta a questa domanda dipende essenzialmente dal ruolo che si assegna alla scienza e alla religione.

Se la scienza non pretende di rispondere a domande che non le sono proprie (come affermare o negare l'esistenza di Dio o dell'anima) e se la religione non pretende di spiegare dogmaticamente i fenomeni naturali o una parte di essi, contrasto non c'è.

Certamente, a meno che non si mettano in discussione le fondamenta stesse della scienza, la religione è costretta a prendere atto di ciò che la scienza afferma.

Tutto quanto risulti palesemente in contrasto con scoperte scientifiche viene ovviamente messo in discussione.

E' quello che è avvenuto per la religione cattolica relativamente alla diatriba sulla posizione della Terra nel cosmo, che pure costò abiura e prigionia a Galileo e il rogo a Giordano Bruno, e alla stessa teoria dell'Evoluzione che Giovanni Paolo II in un messaggio che inviò il 22 ottobre 1996 alla Pontificia Accademia delle Scienze definì "…più che una mera ipotesi…".

Conclusioni
La scienza certamente non esclude Dio dall'orizzonte dell'uomo, anzi la comprensione della natura intima dei fenomeni naturali può far nascere un sentimento religioso, ma ha reso quanto meno concepibile una visione del mondo in cui Dio non c'è.

É questa la partita che si gioca intorno a Darwin e alla teoria dell'Evoluzione.

Non si tratta di una filosofia e non pretende di affermare che Dio non sia intervenuto in alcun modo nella nascita della vita e dell'uomo, tuttavia supporta la posizione di chi sostiene che la storia della vita sia interpretabile anche come una storia esclusivamente "naturale".

Dio può aver creato l'universo e la vita oppure no.

fonte: http://www.lswn.it/biologia/articoli/creazione_ed_evoluzione_chi_ha_paura_di_darwin
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Andrea
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MessaggioInviato: Mer 18/06/2008 - 11:30    Oggetto: Rispondi citando

Ora vi presento una vera perla per questa discussione. Il Porf. Catalano ha citato, a ragione, il più grande genetista italiano vivente, il Prof. Boncinelli quale eminente scienziato nelle materie oggetto di questa discussione. Ma chiediamoci, cosa ne pensa Boncinelli delle teorie del Prof. Catalano ? (che poi non sono sue ma degli stranoti creazionisti americani ovvero il matematico Dembski e il filosofo Behe, le cui tesi sono state totalmente rifiutate dalla comunità scientifica internazionale). Vi propongo un interessante articolo in cui Boncinelli in persona ci dice cosa pensa di tali questioni insieme al parere di altri scienziati. Oltre ad evidenziare le parti più rilevanti, annoterò in rosso nel testo stesso quando le affermazioni del Prof. Boncinelli e di altri appaiono in netto contrasto con quanto asserito dal Prof. Catalano. E’ da notare che tra i nomi vi è anche quello del noto creazionista Sermonti e non capisco per quale strano motivo è stato invitato visto che per sua stessa ammissione ha abbandonato il metodo scientifico, forse perchè si tratta di una università catolica ? Un solo anticipo, anche per Boncinelli l’evoluzione è ovviamente un fatto, buona lettura:


18 marzo 2005
Scimmia o disegno intelligente?

Edoardo Boncinelli, Fiorenzo Facchini, Lodovico Galleni, Giuseppe Sermonti. Quattro eminenti scienziati a confronto. Anticipazione da Vita e Pensiero, il bimestrale di cultura e dibattito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il recente dibattito italiano sulle teorie che cercano di dare conto del percorso che ha condotto alla attuale configurazione della biosfera sulla Terra, ovvero quale sia l’origine della vita e come si sia giunti alla diversità osservabile, comprendente la specie Homo sapiens sapiens, ha visto molte semplificazioni e forzature ideologiche. Uno dei motivi è dato dal fatto che ci si è concentrati più sulle conseguenze “filosofiche” e “politiche” delle diverse prospettive che sul loro merito scientifico. Ciò è comprensibile in quanto la maggior parte delle persone deve maneggiare “a scatola chiusa” molte delle teorie o parti di esse, non avendo gli strumenti (non solo intellettuali, ma anche materiali) per valutarle; può tuttavia legittimamente interloquire quando se ne estrapolano visioni del mondo in contrasto con la propria.
Il cosiddetto Intelligent Design (ID, disegno – ma più propriamente – progetto intelligente) è una posizione che si propone di mettere in discussione i fondamenti delle teorie evoluzionistiche darwiniane, contestando in particolare la casualità dell’intero processo biotico e affermando invece che esso richiede, almeno in alcuni suoi snodi fondamentali, l’intervento di un’entità intelligente capace di orientare l’evoluzione secondo un progetto culminato con l’uomo.

Si tratta di una teoria “reattiva”, nata nel contesto statunitense (recentemente esclusa dai programmi scolastici in base a una sentenza giudiziaria, benché la controversia rimanga aperta), che si comprende soltanto di fronte a un darwinismo trasformatosi, con alcuni suoi esponenti anglosassoni (da Huxley ad Hamilton fino a Dawkins), anche in “religione secolare” apertamente schierata per l’ateismo. Se si assume che la scienza (perfino una scienza “storica” come la biologia evoluzionistica, che utilizza più concetti che leggi) debba essere sempre aperta alla falsificazione, l’ID sta ai confini estremi e, in molte sue forme, se non in tutte, va collocato al di fuori di tali vincoli epistemici. Ciò non significa che il darwinismo sia un paradigma univoco e senza lacune. Né che non ponga problemi all’antropologia cristiana. Ne abbiamo parlato con quattro studiosi: Edoardo Boncinelli, Fiorenzo Facchini, Lodovico Galleni e Giuseppe Sermonti.

Darwin è un punto di riferimento per tutti, positivo o negativo, ma dall’«Origine delle specie» del 1859 molto è accaduto. Qual è oggi lo status della teoria dell’evoluzione biologica? Quali i suoi assunti fondamentali e che tipo di prove vi sono a suo favore? Quali i punti controversi, i fenomeni che non hanno ancora spiegazione? Al riduzionismo centrato sui geni si affiancano approcci complementari, come lo strutturalismo di Gould, l’autoorganizzazione di Kauffman, la teoria dei sistemi di sviluppo della Oyama, la teoria gerarchica di Eldredge, l’Evo-Devo… E anche visioni radicalmente alternative come l’Intelligent Design. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine, dal vostro rispettivo punto di vista.

BONCINELLI: Darwin ha proposto 150 anni fa che: 1) tutte le specie oggi viventi sono derivate per discendenza diretta da un gruppo di organismi primordiali vissuti sul pianeta molto tempo fa (circa 4 miliardi di anni) [il Prof. Catalano sostiene che la vita non può essere nata prima di 500 milioni di anni fa]; 2) tutto ciò è accaduto grazie a due semplici meccanismi, la variazione e la selezione. Benché sia passato tanto tempo, lo schema esplicativo rimane sostanzialmente lo stesso se alla parola “variazione” si sostituisce “mutazione”. La teoria attuale, che possiamo chiamare neodarwinismo, è una versione riveduta e corretta dell’originaria proposta darwiniana. Ha preso un assetto quasi definitivo intorno al 1930 e viene continuamente aggiornata, come tutte le teorie scientifiche, sulla base di sempre nuove risultanze sperimentali. Che cosa è cambiato in questi 150 anni? Si è imparata un’incredibile quantità di cose sulla trasmissione ereditaria dei caratteri biologici. Darwin non conosceva neppure l’esistenza dei geni. Possiamo quindi precisare che le mutazioni sono casuali, determinate cioè da cause non note, ma non eliminabili. Sono inoltre non programmate e neppure direzionali.
Esistono mutazioni vantaggiose, ma la grande maggioranza di esse è deleteria. La selezione naturale non è un agente e neppure una forza specifica. Diamo questo nome a quel complesso di fenomeni naturali che nei fatti favoriscono alcuni individui, concedendo loro di lasciare una prole più abbondante, e ne puniscono altri. La selezione non “sceglie” il più adatto, come si dice di solito (chi è il più adatto?), ma si limita a concedere agli individui una fertilità differenziale, chiamata in inglese fitness. Riteniamo oggi che il caso giochi un ruolo molto più rilevante di quanto pensasse Darwin. La teoria spiega bene quello che è successo negli ultimi 600 milioni di anni, meno bene quello che è successo nei precedenti 3 miliardi di anni, per niente quello che è successo prima.

GALLENI: Occorre innanzitutto una definizione: il termine evoluzione indica che i viventi che oggi vediamo sono il prodotto di un processo di trasformazione irreversibile avvenuto nel tempo, e sono collegati tra loro da relazioni di discendenza divergente. Questo aspetto è il risultato di una ricerca di tipo storico altrettanto provata quanto è provata l’esistenza dell’impero romano. È quindi un fatto ormai acquisito nel bagaglio delle conoscenze dell’umanità. Per quel che riguarda i meccanismi che spiegano come l’evento storico evoluzione sia avvenuto e stia procedendo, abbiamo a che fare con teorie. Quella oggi maggiormente accettata si rifà al “darwinismo”, cioè alla teoria della selezione naturale proposta nella seconda metà del XIX secolo da due naturalisti inglesi: Charles Robert Darwin e Alfred Russell Wallace. La teoria spiega l’evoluzione come risultato dei meccanismi che determinano gli adattamenti dei viventi. Essi hanno forma e strutture che permettono di svolgere in maniera efficiente i due compiti che sono loro propri, cioè sopravvivere e riprodursi. Per alcuni autori della scienza classica, come Galeno, gli adattamenti erano il risultato dell’opera provvidente e previdente di un Demiurgo che aveva ordinato l’universo portandolo dal caos all’ordine. La scienza moderna ha liberato la teologia dagli impacci di questo legame epistemologico e cercato nei meccanismi dell’evoluzione le ragioni dell’adattamento; per questo competono alla scienza non solo le descrizioni morfofunzionali degli adattamenti, ma anche i meccanismi alla base della loro origine. Nell’ipotesi di Lamarck le strutture ordinate degli adattamenti derivavano dall’influenza diretta dell’ambiente sul vivente; le strutture del corpo cambiano e i cambiamenti vengono poi ereditati. Nell’ipotesi di Darwin e Wallace vi è una diversità basata sulla variabilità ereditaria e una competizione tra gli individui di una specie. Di generazione in generazione l’ambiente sceglie gli individui che portano le caratteristiche che favoriscono il successo nella competizione per la sopravvivenza. Da qui nasce il problema del caso darwiniano: vi è una catena di cause che fa nascere la variabilità ereditaria e una catena di cause che fa sì che l’ambiente (inteso in senso molto lato) scelga le combinazioni migliori. Ma la variabilità non nasce in funzione di una risposta diretta all’adattamento. Di fatto sono due catene di cause sconnesse tra di loro che si incontrano in maniera casuale. I meccanismi della selezione naturale hanno trovato molte conferme, ma probabilmente non sono gli unici che determinano l’origine delle strutture ordinate in biologia.
Altre teorie sono in discussione, quali la teoria organismocentrica, secondo cui le strutture ordinate sono formate per autoorganizzazione (ad esempio, le strutture geometriche del fiocco di neve),[ esattamente l’esempio che ho fatto io stesso in relazione alla possibilità dell’esistenza casuale di strutture ordinate] o la teoria della Biosfera, secondo cui le strutture ordinate sarebbero un risultato delle leggi generali che regolano la sopravvivenza del sistema Biosfera. Il ruolo del caso nelle ipotesi di Darwin-Wallace può fare problema se – e solo se – viene elevato a strumento di interpretazione metafisica dell’Universo. Negare alcune conquiste della scienza solo per paura che possano essere utilizzate in una prospettiva materialistica è un errore grave. Vi è infine l’ipotesi dell’Intelligent Design, che è però da escludere in quanto pessima scienza e pessima teologia.[ esattamente quanto da me sostenuto nei post precedenti]

SERMONTI: Un serio problema per chi si dispone a trattare il tema dell’evoluzione biologica è, a mio avviso, la mancanza di una definizione condivisa di quel processo. Il riferimento a Darwin non chiarisce i termini. Fautore della trasmissione dei caratteri acquisiti (pangenesi), egli è considerato il loro negatore; dubbioso sulle possibilità della selezione naturale, è trattato come panselezionista; interessato all’origine delle specie, gli è attribuita la teoria dell’origine dei tipi; fautore della selezione sociale e del razzismo, è dipinto come un modello educativo… Dell’evoluzione esistono almeno tre definizioni: 1) passaggio lento e graduale degli organismi viventi da forme inferiori e rudimentali a forme sempre più complesse (Devoto-Oli); 2) preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita (Darwin); 3) processo che da una popolazione (in conseguenza di mutazione e selezione) ne fa discendere un’altra con caratteristiche diverse (Helena Curtis). In sintesi: 1) progresso; 2) adattamento; 3) cambiamento. Nessuno dei tre dà conto dell’origine delle specie, piuttosto riconducibile all’isolamento ambientale. Un’importante contrapposizione si ha tra la visione genocentrica (selettiva) e quella organicista (con le teorie di campo e l’enfasi sulla regolazione). Il paradigma genocentrico non chiarisce il problema morfogenetico (perché una mosca non è un cavallo?) e prelude al biotech e all’eugenetica. Il paradigma organicista fa in genere riferimento a un “ordine predisposto” e utilizza concetti come bellezza, ordine, coerenza, significato, scopo. L’Intelligent Design oppone al neodarwinismo la convinzione che l’enorme complessità della vita non può essere stata raggiunta per puro caso, o che una struttura complessa (come l’occhio o una trappola per topi) non può essere conseguita per gradi, dato che essa si rende utilizzabile soltanto quando è completa.

FACCHINI: È molto comune l’identificazione della teoria dell’evoluzione con il darwinismo, ma non è corretto. Darwin ha sostenuto l’evoluzione della vita sulla Terra, come avevano fatto altri prima di lui, e ne ha dato una spiegazione attraverso la selezione naturale che opera sulle variazioni casuali della specie. È una teoria nella teoria. Vi sono scienziati che sostengono l’evoluzione, ma ritengono che il meccanismo suggerito da Darwin non sia adeguato per spiegare tutto il processo evolutivo e postulano programmi interni o regole biologiche particolari che ancora non conosciamo. Ora, mentre il modello di Darwin ha a suo favore fenomeni noti a livello microevolutivo, e quindi ci si muove sul piano delle osservazioni empiriche, vari critici del darwinismo si muovono in campi soltanto ipotizzati o ancora da esplorare. Del tutto lontani dall’ambito scientifico quelli che ricorrono a un agente superiore intelligente che sarebbe intervenuto nel corso della evoluzione per orientarla in un senso o nell’altro e per realizzare strutture più complesse. Non è metodologicamente corretto invocare interventi esterni per surrogare quello che non conosciamo ancora [ ancora una volta, è esattamente la medesima obiezione che ho portato al Prof. Catalano] ma che può rientrare nell’orizzonte della scienza, per non dire che facendo ricorso a un ordinatore esterno per correggere e orientare in determinati momenti il cammino dell’evoluzione viene da chiedersi perché egli non sia intervenuto a evitare certi fenomeni catastrofici della natura, eventi dannosi oppure senza significato. L’ID non può essere una visione alternativa a quella scientifica, perché esce dall'ambito della scienza. La teoria dell’evoluzione è coerente con quanto si va scoprendo in vari settori della scienza (paleontologia, anatomia comparata, genetica, biologia molecolare…). Essa rappresenta una spiegazione plausibile della documentazione fossile che possediamo [ il Prof. Catalano ha sostenuto che non esiste documentazione fossile], rende ragione dell’intima affinità biologica fra i viventi e ne suggerisce delle parentele, anche se restano avvolte in una certa oscurità le cause e le modalità del processo evolutivo. Per quanto si riferisce all’evoluzione umana, c’è una fase preumana, precedente e preparatoria, ramificata e complessa, che nell’ultimo secolo si è arricchita di numerosi reperti, come pure è documentata una forma umana alquanto diversa da quella attuale, che si prolunga per molto tempo e costituisce l’umanità fossile, i veri antenati dell’uomo moderno[ ecco ancora una volta le evidenze empiriche della macro-evoluzione].

Dal dibattito emergono prospettive non facilmente conciliabili. Proviamo a precisare, ciascuno rispondendo alle posizioni diverse dalle proprie.

GALLENI: Mi pare che si possa affermare chiaramente che vi è un accordo generale sull’evoluzione come evento storico. Più ampia è invece la discussione sui meccanismi. Indubbiamente vi è un diffuso consenso sulle capacità esplicative della revisione del darwinismo compiuta negli anni Trenta-Quaranta del secolo scorso che va sotto il nome di Sintesi moderna, ma vi sono anche proposte diverse oggi oggetto d’indagine. Ci troviamo di fronte a una situazione di pluralismo teorico che è forse l’aspetto più interessante collegato alla costruzione delle teorie in biologia evolutiva. Un altro aspetto importante è che le teorie scientifiche, e quindi anche quelle che riguardano l’evoluzione, si costruiscono non solo sulla base di osservazioni ed esperimenti ma anche attorno a una parte metafisica nel senso letterale del termine, che risente delle idee filosofiche e religiose dello scienziato e degli ambiti sociali in cui si è formato e vive. Così è stato anche per Darwin. Per quel che riguarda il rapporto tra evoluzione e teologia, importante è la consapevolezza di un particolare agire di Dio. Dio non interviene continuamente nella natura facendole superare vari gradi di complessità e lasciando i segni ben visibili di un “disegnatore intelligente”, al contrario lascia che la natura stessa si faccia grazie a meccanismi caratterizzati dall’assenza di un determinismo stretto e dall’emergenza del nuovo non prevedibile. Il segno fondamentale della visione odierna della natura è quello della libertà. Il disegno di Dio non è rilevabile nella formazione delle strutture anche altamente complesse del vivente o in questo o quel passaggio evolutivo.[ l’esatto contrario di ciò che asserisce il Prof. Catalano e soprattutto il creazionista Dembski] Lo è invece nel quadro più generale di un universo che muove verso la complessità e la coscienza e di un essere pensante che muove verso l’alleanza, la redenzione e la salvezza. Questa visione sembra porre alla teologia più il problema del futuro dell’umanità che non quello del passato e delle origini.

SERMONTI: Dalle considerazioni dei miei colleghi l’evoluzione appare un “fatto” ormai stabilito definitivamente, «come l’Impero romano» (Galleni). Ma l’impero romano è adattativo, progressivo o variante a caso? Certamente esso non era prevedibile e non è riproducibile, quindi è storia, non è scienza. Anche un tramonto è un “fatto”, ripetitivo anche se non riproducibile, ma diviene scienza solo dopo che se ne siano compresi la regola e il meccanismo. Dire che una fenomenologia è “un fatto” è collocarla al più basso livello gnoseologico. I concetti di “stabilito definitivamente”, come quello di “scientificamente provato”, non fanno parte della migliore scienza. In merito ai meccanismi dell’evoluzione, gli ormai secolari processi di mutazione-selezione sono l’uno degenerativo e l’altro conservativo, e quindi non idonei a dar conto dell’aumento di complessità. Essi sono insufficienti e sconnessi (per Galleni) o oscuri (per Facchini), o da sostituirsi con “mutazione” e “fitness” (per Boncinelli). Ma la mutazione (del Dna) è un aspetto minore e fondamentalmente “neutrale” della variazione, che include l’autoorganizzazione (Galleni), il “campo morfogenetico” e, più in generale, la epigenetica. La “fitness”, poi, non ha a che fare con innovazione e progresso evolutivo (Boncinelli). D’accordo con tutti che, per rifare la storia del mondo, non è opportuno invocare agenti estranei personificati (ciò vale per ogni scienza), ma questo non deve condurre a rifiutare lo studio di regole e tendenze, per il timore che emerga un’intenzione trascendente. Eviterei di citare caricature dell’Agente Esterno, come deus ex machina, dio tappabuchi o demiurgo incapace di evitare tsunami (Facchini). La nostra lezione finisce con l’essere adottata dai negatori di tutti i valori, con un carico pesante di disillusione, confusione e disperazione a carico dell’uomo della strada. Non deponiamo l’antica saggezza come inservibile. Le regole del mondo preesistono alla realtà, che non si fa le proprie regole. Questa visione contrasta con quella del caos totale (del solo caso, di Monod), dello spazio senza leggi, in cui si insedierebbe accidentalmente la realtà. Per la Bibbia, persino il Signore è soggetto alle leggi architettoniche del cosmo (i “programmi interni” [Facchini] o la teoria della Biosfera [Galleni]). L’evoluzione darwiniana non prova l’esistenza o la non esistenza di Dio, ma storicamente, politicamente, filosoficamente non si può negare che essa sia stata e rimanga l’argomento più potente per dichiarare la morte di Dio. La mia conclusione è che, in materia di evoluzione, sappiamo poco e che, con l’accumularsi della conoscenza, il mistero aumenta, non diminuisce.

BONCINELLI: Non ho molto da dire a Facchini e Galleni. A Sermonti potrei obiettare che la sua proposta organicista, preferita a quella geocentrica, non ha mai prodotto niente se non, sia detto senza offesa, chiacchiere. Quanto poi al fatto «che l’enorme complessità della vita non può essere stata raggiunta per puro caso», mi piacerebbe sapere perché. Sarebbe interessante sapere in base a quali principi si fanno affermazioni del genere.[ un plauso sentito a Boncinelli che finalmente ha detto il fatto suo a Sermonti che tutto fa tranne che scienza]

FACCHINI: La teoria di Darwin resta al momento il modello interpretativo più fondato sul piano scientifico. È difficile contestarla a livello microevolutivo. La sua estensione a tutto il processo evolutivo rappresenta la vera grande sfida. Come pure la ricostruzione delle tappe, dei meccanismi e delle modalità con le quali si è svolta, cui accenna Sermonti. È un’impresa che darà da fare agli studiosi per moltissimo tempo. In particolare, restano aperti i problemi relativi alle cause delle mutazioni e del formarsi delle grandi direzioni evolutive, in tempi non illimitati ma necessariamente brevi. Anche la crescita della complessità è lungi dall’essere spiegata in modo esaustivo. Vanno tenute presenti le mutazioni a livello di geni regolatori di piani organizzativi, specialmente nella morfogenesi, ma non sappiamo per quali cause e con quali modalità. Si possono invocare altri fattori di ordine interno alle specie (principi d’ordine o regole...), ma al momento non si conoscono o si tratta di pure ipotesi. In ogni caso vorrei sottolineare, in relazione all’intervento di Boncinelli, che il successo delle nuove strutture che si formano richiede la coincidenza tra mutazioni genetiche e cambiamenti ambientali favorevoli. I fattori ambientali non sono casuali (come le mutazioni nella teoria darwiniana), ma determinati da eventi di ordine fisico a loro volta dipendenti da leggi o proprietà del Sistema Solare e dell’Universo. L’enfasi sul caso, quasi fosse un demiurgo che spiega tutto il processo evolutivo, è una implicita ammissione della nostra ignoranza su un argomento di cui pretendiamo di sapere tutto.

Dalle diverse prospettive circa l’origine e l’evoluzione della vita è lecito estrapolare conclusioni applicabili ad ambiti esterni alla biologia? La nostra visione dell’uomo viene toccata direttamente dalla teoria evoluzionistica? Che atteggiamento dovrebbero avere gli scienziati, e gli intellettuali in genere?

FACCHINI: In ogni campo ci si deve muovere con le metodologie specifiche e non sarebbe corretto estrapolare metodi e conclusioni per applicarle ad altri settori. Possono tuttavia esservi problemi e istanze che emergono dalla scienza e si affacciano su altri settori della conoscenza (come la ricerca di significato, le ragioni ultime, il finalismo). Esse saranno affrontabili in contesti diversi con le specifiche metodologie. In ogni caso, tra religione e scienza c’è un ambito, quello filosofico, che non dovrebbe essere scavalcato. La visione cristiana dell’uomo può essere chiamata in causa non dal fatto evolutivo in sé, ma dalla pretesa di volere spiegare tutto con i metodi della scienza, in una visione chiaramente riduttiva della conoscenza.

BONCINELLI: L’evoluzione della vita credo non dia fastidio a nessuno: a chi importa l’origine del pescecane o della felce? Ciò che fa discutere credenti e non credenti è l’origine dell’uomo. La mia posizione personale è chiara. Dal punto di vista scientifico, non c’è oggi alcun dubbio su come siano andate le cose. Dal punto di vista non scientifico, non solo non mi disturba il fatto che siamo originati da antenati scimmioidi, ma questo mi dà un motivo di orgoglio in più: visto come siamo partiti, ne abbiamo fatta di strada.

I paradigmi evoluzionistici entrano in collisione con la fede cristiana rivelata e il magistero della Chiesa? La distinzione degli ambiti di scienza e religione è una risposta sufficiente? Non c’è a volte, su entrambi i fronti, un’eccessiva fretta di portare nel proprio campo ciò che più piace del campo opposto e di rifiutare ciò che è scomodo?

SERMONTI: L’idea di evoluzione, in senso lato, è compatibile con la rivelazione cristiana, e segnatamente con il suo carattere storico. Non lo sono invece alcune posizioni, come quella dello spirito “emergente dalle forze della materia” (Giovanni Paolo II) o quella della natura come “prodotto casuale, senza senso, dell’evoluzione” (Benedetto XVI). Non si tratta di disaccordo su risultanze scientifiche (la Chiesa non avrebbe voce in capitolo), ma su visioni filosofiche che sono competenze sia della Chiesa sia della scienza. Una scienza che rifiuta tutto ciò che non passa attraverso i suoi esperimenti e le sue statistiche si pone nella stessa posizione di una confessione religiosa che condanna tutto ciò che non proviene dalla rivelazione o dal magistero. Riporto quanto scrissi nel 1982: «Sollevate dal loro moralismo (oggi si direbbe “fondamentalismo”) e rivolte verso la maestà, la grazia e il mistero dell’essere, la conoscenza religiosa e quella scientifica possono incontrarsi e allearsi». Seguendo il ragionamento che stiamo sviluppando, in un’ottica evolutiva, l’umanità come imago dei acquista una prospettiva più feconda.

GALLENI: L’uomo innanzitutto non deriva da un pugno di impuro fango, ma è la ricapitolazione di tutta la creazione (come affermò Filippo De Filippi, il primo darwinista italiano che era anche un buon cattolico). Grazie alle indagini di biologia evolutiva, l’imago dei si arricchisce anche della visione drammatica della vita: l’uomo è imago dei anche con tutto il carico di dolore, sofferenza e morte che deriva dall’evoluzione. In definitiva, è questo il contributo più importante che la teoria della selezione naturale porta al dibattito con la teologia: le ipotesi di Darwin e Wallace unificano il tempo come Galileo aveva unificato lo spazio.

FACCHINI: Il paradigma evoluzionistico non entra in collisione con la religione se entrambi si muovono nei rispettivi ambiti e competenze. Non è solo questione di ammettere la creazione e un’evoluzione secondo il disegno di Dio. La visione evolutiva meglio si inquadra in un’economia divina che utilizza per i suoi fini le cause seconde, quelle che regolano i cambiamenti genetici e ambientali, entrambi necessari per l’evoluzione dei viventi. Nella luce dell’evoluzione si coglie un nuovo valore della creazione, come avvenimento che si estende nel tempo, e del rapporto di Dio con la natura. Giovanni Paolo II parla di una creatio continua, che si manifesta attraverso l’evoluzione. È una visione dinamica della vita, che coglie la sua dimensione storica, sulla quale si innesta l’opera cosciente dell’uomo, quasi come continuazione della creazione realizzata attraverso l’evoluzione.

BONCINELLI: Le gerarchie cattoliche hanno “aperto” qualche anno fa alle teorie evoluzionistiche, a parte il “salto ontologico” al quale ci troveremmo di fronte con la comparsa dell’uomo sulla Terra. Ma io ritengo che all’evoluzione non creda seriamente quasi nessuno in questo Paese, nemmeno i laici più convinti.


Sarei veramente curioso di capire come le affermazioni apodittiche del Prof. Catalano si possano contiuare a sostenere dopo tutto quello che ho evidenziato in questa discussione.

Saluti
Andrea
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Andrea
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MessaggioInviato: Mer 18/06/2008 - 20:39    Oggetto: Rispondi citando

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